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Gli eventi a partire da febbraio 2011 mostrano chiaramente come il progetto guidato di deumanizzazione sia ormai al culmine.
Assistiamo a una serie di guerre civili di riassetto geopolitico nel mondo musulmano, in particolare di quegli stati che si affacciano sul Mediterraneo, con conseguenze non ancora prevedibili a livello strutturale nell'area interessata. Nello stesso momento le politiche economiche messe in atto con le ultime finanziarie approvate in Europa nell'estate 2010 stanno dando loro frutti distruttivi nella vita sociale di tutti i giorni. Il debito pubblico degli Stati è talmente alto che ormai le tasse servono solamente per pagare i creditori. Gli Stati Uniti d'America si trovano in questi giorni a far fronte alla più grande emergenza economica di sempre, il loro debito è salito così enormemente che non sono più in grado di rifinanziarlo, c'è il rischio paralisi di tutti gli enti governativi americani, di fatto gli USA sono incapaci di pagare le spese minime di gestione dello Stato.
Queste ed altre motivazioni spingono ad accelerare il processo di rinnovamento e di preparazione al momento di passaggio.
Guerre islamiche e riassetto arabo
A partire dalla primavera 2011 tutto il mondo arabo ha iniziato a ribellarsi contro i propri governanti, l'ho fatto in maniera concertata come una macchia d'olio che si espande e prende fuoco. grandi masse di popolazione hanno iniziato a pretendere i diritti, presso governanti dispotici che li avevano condotti negli ultimi vent'anni. Inizia la Tunisia, che reclama i prezzi accettabili per il burro e lo zucchero, e scatena di fatto una guerra civile che cambia l'assetto politico. Prosegue poi l'Egitto, paese considerato tranquillo e filo occidentale, dove si scopre che il presidente ha sottratto enormi quantità di denaro al paese diventando forse l'uomo più ricco del mondo, con un patrimonio stimato in 70 miliardi di euro. Mubarak da paladino della modernità diventa il nemico numero uno del popolo egiziano, a sostituirlo arriva un premio Nobel per la pace, che parlando a nome del mondo musulmano si propone come nuova guida di transizione. La rivolta si allarga e passa a tutti gli altri Stati arabi, manifestazioni e fiumi di persone si riversano nelle strade medio orientali, immagini di devozione musulmanae di preghiere di gruppo si alternano a momenti di scontro e rivendicazione. Così la Libia si sveglia non più contenta del proprio leader massimo. La stessa cosa l'Algeria, dove il problema del pane è diventato quotidiano, a causa di prezzi esagerati e rincari senza motivo. In Marocco, la popolazione, che si ritiene ancora contenta di esser governata da un re, richiede una serie di riforme sociali e illuminate. Sul versante della mezza luna appare anche lo Yemen, paese estremamente arretrato, ma che si scopre avere una rete avanzata di studenti e blogger, in grado di fomentare la popolazione alla rivolta.
Ciò che lascia particolarmente colpiti in tutta questa situazione, è il modo concertato in cui si sono mosse popolazioni civili poco istruite e poco abituate alla protesta, nella rivendicazione dello stesso genere di diritti. Inoltre appare alquanto strana la reazione delle forze di polizia, che in tutti gli ultimi anni hanno sempre dimostrato freddezza rigore e decisione nell' affrontare le masse. Infatti da quando si è realizzata la loro militarizzazione, ogni manifestazione in qualche modo è stata resa sicura e controllabile, grazie anche alle tecnologie di contenimento non letale. Il fatto quindi che in questa occasione non siano riuscite a difendere l'ordine costituito, pone chiari interrogativi.
Come esempio ci sono le centinaia di dimostrazioni soffocate pacificamente, che in Europa si erano create per richiedere diritti o porre rivendicazioni, ad esse sono state contrapposte zone rosse e limiti invalicabili, che quando superati hanno portato inevitabilmente all'utilizzo di armamentari bellici, come lacrimogeni, idranti, polizia in assetto militare dotata proiettili di gomma oltre ad una coreografia ben programmata di induzione del terrore. Addirittura per prevenzione di ordine pubblico, una manifestazione libera organizzata dai pastori sardi lo scorso anno, per protestare leggi inique, è stata bloccata anticipatamente all'arrivo nel porto di Civitavecchia, impedendo che la delegazione potesse andare a protestare sotto i palazzi del potere. I partecipanti sono stati letteralmente imprigionati temporaneamente, per due giorni, senza che peraltro avessero fatto nulla.
Riflettiamo allora di come sia possibile che una popolazione non organizzata e mal istruita, possa sopraffare in maniera coordinata eserciti e polizie ben addestrati in nome di generici soprusi, che ha sopportato per molti anni. L'unica soluzione proponibile è che tutto ciò sia avvenuto in un piano concertato di riassetto del mondo arabo verso un governo sovraregionale teocratico e totalitarista, creazione del presupposto per l'emigrazione incontrollata di grandi masse verso l'Europa, al fine inevitabile di creare instabilità.
Finanziarie e politiche economiche
Per spiegare la necessità di una miccia che prende fuoco, si deve volgere lo sguardo verso la condizione in cui versa il sistema economico globale. In questo momento tutti gli Stati economicamente evoluti, si trovano a dover far fronte ad un debito pubblico enorme, che copre in media il prodotto interno lordo del paese stesso, il che sta a significare che ogni cosa prodotta serve a coprire il debito,e se non il debito come minimo a pagare gli interessi verso i creditori. L'Italia ad esempio ha un debito pubblico superiore al 100%, ma anche la Francia la Germania e gli altri paesi industrializzati si trovano in situazioni simili. Per non parlare degli Stati Uniti, che presentano il debito pubblico più grande di tutti gli altri Stati.
In questo momento negli Usa si stanno svolgendo importanti manifestazioni civili, che richiedono un riassetto del sistema Stato. Diversi stati americani sono bloccati da più di una settimana, le scuole chiuse e gli uffici pubblici in sciopero. Purtroppo di questo non si sente notizia, perché è necessario distrarre la massa verso problemi in grado di alzare la tensione, mostrare che la situazione globale è grave a causa delle politiche economiche e non di contrasti etnici, sarebbe spostare l'attenzione verso la vera realtà del problema.
Il punto sulle decisioni economiche prese la scorsa estate all'interno di Eurolandia.
Il 2010 è l'anno della distruzione del mondo sociale europeo, infatti in tutte le finanziarie degli Stati, che guarda caso sono state approvate tutte nello stesso periodo, si è sancito il dovere di risparmiare, a causa dei contenimenti di spesa dovuti ai debiti pubblici
Questo ha comportato la cancellazione immediata di diritti e convenzioni che avevano richiesto anni di battaglie civili, come ad esempio il diritto all'assistenza, al sostegno in caso di povertà, alla casa, ai figli. Non dimentichiamo la cultura, che da anni viene sistematicamente ridotta ad ogni nuova finanziaria, trasformata ora in un ricordo culturale, citato e insegnato in scuole che preparano ad un mondo che non esiste più.
I tagli allo Stato sociale sono stati così profondi, che hanno comportato riduzioni di oltre il 70% dei fondi precedentemente assegnati con conseguenze disastrose per il momento in cui entreranno a pieno regime, il che vuol dire durante questo anno 2011. Ma questo è stato solo l'inizio, una prova generale per ciò che è stato trovato in questo periodo.
Recenti normative (articolo di Repubblica del giorno 16 marzo 2011) emanate dalla commissione europea, hanno stabilito che ogni Stato membro è obbligato nel primo semestre di ogni anno a presentare un documento economico programmatico fiscale per l'anno successivo. Le finanziarie programmatiche verranno prese in esame dalla Commissione, che valuterà se le decisioni nazionali saranno congrue e in linea con i parametri che essa stessa ha stabilito. Iinoltre, stabilisce sempre la nuova regolamentazione, le finanziarie verranno presentate alla commissione prima e non al Parlamento nazionale. I paesi che non accetteranno questo controllo sulle politiche economiche nazionali, subiranno pesanti sanzioni.
È chiaro che attraverso questa regolamentazione coloro che da quest'anno decideranno le politiche per ogni Stato europeo non saranno altri che i membri della Commissione stessa. Tra le altre normative è stato inserito il controllo sul debito pubblico, che sarà monitorato nuovamente dalla Commissione, la quale potrà decidere di obbligare a operare tagli di spesa pari al 1/20 del debito da abbattere, se esso supererà il 60% rispetto del Pil. L'obbligo avverrà chiaramente a spese dei comparti culturali e sociali, nonché sanitari.
Le politiche economiche decise a livello centralizzato sono un'altra delle conseguenze del trattato di Lisbona
Occupazione e lavoro umano
Un aspetto molto importante della nuova società che si profila all'orizzonte è la progressiva sparizione del lavoro umano. A parte la delocazione produttiva che ha spostato i grandi poli industriali nei paesi terzomondiali, parliamo della piccola produzione artigianale rimasta in Europa. Se visitiamo una zona artigianale, notiamo che ogni azienda utilizza nella produzione apparecchiature a controllo elettronico, che aumentano enormemente la produttività e la precisione del lavoro. La conseguenza dell'uso di tali apparecchiature, è la sparizione del 90% dei posti di lavoro. Pensiamo ad una serigrafia, ovvero il luogo dove vengono stampati e rilegati libri fascicoli e materiale pubblicitario. mentre una volta erano necessarie molte persone con diverse specializzazioni per concludere tutto il ciclo, ora ne basta una sola altamente specializzata per controllare una macchina in grado di elaborare completamente il lavoro. Un altro caso è il falegname, che attraverso l'uso di macchine a controllo numerico, nonché sistemi di movimentazione del legno, riesce da solo o con l'aiuto di una persona, a fare lavori molto complessi e strutturati. La vetreria funziona in modalità automatizzata, la produzione di lastre di vetro, cosa che richiedeva un lungo ciclo lavorativo, viene risolta da una lunga catena automatizzata, nella quale entrano le materie prime ed escono i prodotti finiti.
L'agricoltura funziona quasi esclusivamente con macchine e processi meccanici. La raccolta della frutta è stata rivoluzionata negli ultimi anni, da macchine specializzate in grado di raccogliere, selezionare, stoccare la frutta in base alla propria qualità grandezza e grado zuccherino. Questo è accaduto per l'uva, per le mele, e anche per le nocciole. E' interessante la storia della raccolta delle nocciole nella zona laziale. Da poco tempo è stata introdotta una nuova generazione di raccoglitori meccanici, che molto velocemente e senza discussione è in grado di raccogliere, selezionare, sgusciare, imballare. Queste macchine richiedono un certo tipo di terreno e la disposizione degli alberi in un certo modo, in particolare lunghi filari, non troppo alti. Molti terreni sono stati quindi dichiarati non più utilizzabili e non conformi ad un utilizzo economico, altri sono stati convertiti con nuove piantagioni. L'introduzione di questa tecnologia ha eliminato di fatto il lavoro per molte persone che venivano occupate durante la stagione, nonchè un atteggiamento collettivo e strutturato di raccolta che tradizionalmente riuniva ogni anno molte persone.
Ecco quindi spiegato il perché ormai non c'è più lavoro per i giovani e tantomeno per coloro che devono essere ricollocati ad una certa età. Il fatto è che non è la crisi a bloccare la produzione, bensì la distruzione della presenza umana sul posto di lavoro attraverso l'uso delle macchine.
Il collasso globale
l'insieme delle politiche economiche, la trasformazione del mondo del lavoro, l'alto numero di popolazione creatosi negli ultimi vent'anni, necessita la creazione di un nuovo mondo, di una nuova società.
Le tecnologie hanno eliminato di fatto la necessità del lavoro, la necessità di impiego di grandi masse per eseguire compiti alienanti. il processo di privatizzazione di ogni aspetto della vita sociale ha trasferito il potere ad entità grigie, e non controllabili. Le banche, comprese quelle nazionali, che sono comunque private, hanno il potere completo e monopolizzate dell'intero sistema.
A questo punto è necessaria la riduzione drastica della popolazione, per rendere nuovamente disponibili terreni e risorse, che verranno utilizzati e lavorati con macchine, al fine di soddisfare le necessità di chi sopravvivrà.
Chi rimarrà nel dopo si troverà in un mondo completamente diverso da quello attuale, iper tecnologico, molto simile ai mondi prospettati da Isaac Asimov nei suoi libri, in cui umani e robot convivevano in una società perfetta. Questo a mio avviso il progetto di chi controlla le leve del gioco.
Sopravvivere alla de umanizzazione
Per poter vedere il domani è necessario prepararsi, creare conoscenza e capacità costruttiva, non lasciarsi distrarre da eventi non fondamentali, bensì studiare la situazione nella sua complessità totale, al fine di comprendere meglio i passi da intraprendere.
È necessario quindi munirsi prima di tutto della capacità di sopravvivere ad un eventuale conflitto, di qualunque genere esso sia. Sopravvivere significa superare un periodo in cui il cibo scarseggia, in cui la popolazione si imparbabarisce, e dove il vicino diventa un potenziale nemico, in una lotta alla sopravvivenza fisica. Non si tratta solamente di alimentazione, ma di presenza mentale formata e consapevole delle capacità umane.
Sopravvivere vuol dire evolvere, comprendere e soprattutto disdire i patti sociali che sono stati imposti dalla nascita, patti iniqui e schiavizzanti.
Quando si sarà liberi dalla schiavitù dei consumi e dell' avere si potrà nuovamente iniziare ad ESSERE.
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