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La ragion d'essere è la Vita stessa
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Tu sei UMANO
 
OMEGA FOUNDATION arrow HOMO NOVUS arrow La mente totale
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La mente totale PDF 

Ci rendiamo conto che spesso il nostro linguaggio è difficile e sottointende molte forse troppe cose, spiegheremo ora l'obiettivo fondamentale di questo percorso, descrivendo nel dettaglio gli aspetti e le funzioni della mente totalle.

Il percorso Arcobaleno fa della struttura corporea fisica multidimensionale un aggregato armonico completo e non dissociato, unendo in un unico contenitore d'esperienza ottimizzato tutti gli aspetti di vita come ad esempio le emozioni, i pensieri razionali, gli aspetti inconsci e non da ultimi quelli della vita fisica, per cui cade la necessità di determinare ogni volta un processo su tutti i piani.

L'armonizzazione e ottimizzazione permette infatti di vivere e sentire la propria vita come un tutto completo e ordinato, dove non c'è caos o indeterminazione.

Sentire in maniera completa significa essere in pulsazione sincronica costante e generale, ovvero elaborare ogni impulso in maniera unificata.
Quando si crea dissociazione si tende a vedere ogni azione ed operazione come slegata su molti piani, come se dovessimo viverla in molti livelli, ogni volta in maniera nuova. Se al contrario si è ottimizzati e il percorso Arcobaleno è uno di questi metodi, l' esperienza viene elaborata direttamente su un omnipiano cosciente, ogni informazione entra a far parte di un'unica elaborazione.

La mente gioca in questo processo un ruolo primario, in quanto contiene centri di elaborazione diversificati per le diverse sensazioni, che possono dialogare insieme, oppure lavorare in maniera disgiunta e non coerente con conseguente massimo dispendio di energia.
Il cervello in particolare ha una struttura molto complessa, è un meccanismo biologico di coscienza estremamanete avanzato ed è il centro nevralgico alla base della mente totale, il mainframe per lo smistamento delle sensazioni.
In esso coesistono dei sottocervelli, che si sono sviluppati in epoche più remote e primitive, dei coprocessori che svolgono ognuno una funzione specifica, fino ad arrivare alla corteccia prefrontale, che si trova sopra gli occhi e serve a dirigere tutta l'orchestra.

Capiamo prima di tutto il rapporto tra mente e cervello.
La realtà è molto semplice: la scienza non ha ancora un modello preciso di come funzionino le dinamiche di passaggio tra la mente, ovvero i processi immateriali e il cervello il corrispettivo biochimico. Tutti gli studi cercano di trovare il luogo di ogni processo, ma ogni volta anche dopo aver usato tecnologie sofisticatissime si più solo affermare, che il cervello presenta l'impronta chimico elettrica di un'attività che si svolge non si sa bene dove. Questa difficoltà a trovare il lugo in cui avvengono i processi di elaborazione crea dissociazione nella scienza stessa, in quanto si arriva a studiare i processi attraverso criteri diversificati: psicologici e immateriali, neurobiologici e quindi fisici. Tutto questo genera grande confusione, in quanto uno dimostra una cosa e l'altro l'esatto contrario e così avanti senza dialogo o interrelazione generale. Affermiamo che quello che manca è il modello generale, ovvero il modello che unisca l'elaborazione psicologica a quella biologica.

Poniamo un esempio: una persona dialoga su un argomento con un'altra. Si scambiano informazioni e comunicano sia a livello di linguaggio alfabetico che linguaggio corporeo, molte sensazioni viaggiano anche ad un livello empatico per cui alcune si notano a livello fisico e altre a livello immateriale.
Per capire come avviene un discorso proviamo a pensare che ogni parola che viene pronunciata, ogni frase che viene pensata richiede un'elaborazione inconscia, conscia e razionale e ognuno di questi processi si svolge in un luogo comune ma diverso.
Se osserviamo il lato psicologico possiamo affermare che l'elaborazione di un'informazione avviene all'interno dei processi di coscienza quindi in un unico luogo: un immenso iceberg personale dove il tutto serve ad elaborare l'output. La coscienza è costituita da tutto il passato il presente e il "futuro" dell'individuo, in essa ci sono lati non raggiungibili in maniera volontaria e piccole aree che invece hanno accesso attraverso la mente. In generale l'unione dei processi coscienti e inconsci porta ad una precisa reazione su un impulso ricevuto.

Se però si cercano i luoghi fisici di questi accadimenti, allora la storia si fa più complicata.
Dove si trova l'elaboratore dei ricordi? E delle emozioni? Come si connettono incoscio e conscio? E avanti così all'infinito. A livello fisico possiamo solo rilevare l'impronta del passaggio di una certa informazione, la scia chimica della trasmissione istantanea di informazione da un area all'altra. Le mappature celebrali sono diventate molto di moda ma ancora non spiegano minimamente le dinamiche di questo enorme iceberg che è la coscienza umana. Con la mappatura delle aree possiamo prevedere che ad uno stimolo segua una reazione anche localizzata in una certa area, ma non sappiamo che cosa ha contribuito ad attivare l'area stessa.

Inoltre negli ultimi anni si è aggiunto un altro problema: è stata dimostrata in tutti i modi possibili la presenza di una mente collettiva, alla quale si accede per ricevere informazioni altrimenti non implicite nei processi di conoscenza. Questa mente non locale assume valore di centro di storaggio dati in una condizione particolare chiamata archetipale o se vogliamo dirla con Platone in forma di idee potenziali. La mente non locale e coscienza collettiva offre informazioni che si trovano anche in forma di quello che viene definito il DNA psichico, una forma di descrittore di idee che la scienza sta dimostrando attraverso esperimenti sugli animali. Il fatto che abbiamo accesso a questo luogo di informazioni che non è minimamente identificabile in quanto area del cervello smonta la credenza che l'umoano sia autodeterminato e quindi unicamente autocosciente e inoltre sposta l'attenzione su luoghi non visibili o localizzabili per l'accadere dei processi generali di elaborazione di informazione.

A questo punto il quadro è completo: ritorniamo alle due persone che conversavano, le informazioni che si scambiavano avvengono su multilivelli stratificati e non localizzabili fisicamente dentro una struttura celebrale, dove il cervello è il veicolo "terrestre" per permettere il passaggio alle dimensioni di coscienza unitarie e non locali.
Per avere un'idea generale e quindi una struttura sulla quale costruire studi e proporre percorsi di crescita generale noi proponiamo di considerare la mente come un entità totale. Non desideriamo creare un modello di credenze, bensì un sistema possibile per spiegare le dinamiche di espansione della coscienza omnipervadente. Non dogmi prestabiliti, ma lavoro di costruzione, per rendere spiegabile a livello razionale ciò che già conosciamo a livello di coscienza.

Intuirai subito che il concetto di mente totale coinvolge tutti gli aspetti materiali-fisici e immateriali dell'esperienza di vita oltre alle interazioni con tutti gli aspetti quantici multidimensionali che rendono l'esistenza umana, un modello incredibile di macchina biocosciente informatica e interconnessa.

La mente totale considera l'umano come essere autodeterminante immerso in una realtà quantica determinata.
Essere autoderteminante in quanto l'umano è in grado di autoconoscersi, di sapere chi è e di generare pensieri personali ed indipendenti da reazioni istintuali. La realtà quantica determinata è l'insieme dei processi presenti che sono in grado di autodescriversi senza essere per questo coscienti di sé stessi: ad esempio una pietra ha una sua configurazione quantistica determinata, sia come aggregato molecolare che come sistema energetico fisico, ma non sa di essere una pietra.

L'umano totale gestisce i processi completi in maniera ottimizzata e consapevole, sa invero chi è ma oltre a saperlo lo vive in forma di esperienza.

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